domenica 31 maggio 2009

S. Berlusconi ovvero: Al Tappone & Topolanek

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Questa sera alle 23.30 sarò ospite di Enrico Bertolino a Glob, Rai Tre

Vignetta di NatangeloLa tragicommedia di quest’uomo ridicolo, e al contempo pericoloso, che rischia di finire appeso non a un distributore di benzina, ma al suo pisello, è una formidabile cartina al tornasole per misurare la qualità degli uomini che hanno in mano la politica e l’informazione, cioè il Paese. Un paese dove nessuno fa più il suo mestiere. Un giornale, comicamente battezzato “Libero”, anziché fare le pulci al presidente del Consiglio, ne pubblica a puntate l’agiografia in apposite dispense da rilegare e intanto si dedica a demolire la povera Veronica, prima ritratta a seno nudo, poi sbattuta in prima pagina come fedifraga perché avrebbe “un compagno”. La lieve differenza è che il premier è un personaggio pubblico, mentre Veronica no, dunque ciò che fa lei è affar suo, mentre ciò che fa lui è affar nostro. Il fatto che la fonte dello “scoop” su Veronica sia l’onorevole Santanchè, appena rientrata all’ovile del Pdl dopo una stagione di sguaiate polemiche (“Silvio concepisce la donna solo in posizione orizzontale”, “io non gliela darei mai” e così via), aggiunge un tocco di eleganza e di disinteresse al tutto.

Altri giornalisti, Belpietro e Amadori di Panorama, entrano in contatto con un fotografo che offre foto del premier e della sua corte di nani e ballerine a Villa Certosa: essendo dipendenti del premier, i due non si limitano a scegliere se acquistarle o rifiutarle, ma optano per una terza soluzione: denunciano il fotoreporter all’avvocato Ghedini, che è anche parlamentare. E, siccome in quelle foto “non c’è nulla da nascondere”, Ghedini chiede alla Procura di Roma e al Garante della privacy di bloccarne la pubblicazione. Anche perché, oltre alle scenette lesbo di alcune squisite ospiti, ci sono pure le immagini del premier ceco Topolanek (non è un nome d’arte, si chiama proprio così) nudo come un verme tra cotante femmine: immagini che potrebbero sconsigliare altri capi di Stato e di governo dal frequentare ancora la dimora berlusconica. Ma, a questo punto, il meglio lo dà la Procura di Roma, che di sabato mattina, non avendo di meglio da fare (giustizia a orologeria?), incrimina il fotografo à la carte, lo fa perquisire, gli fa sequestrare tutto ciò che ha nei computer, con accuse che vanno dalla violazione dalla privacy (tutta da dimostrare, visto che le foto nessuno le ha viste) alla tentata truffa ai danni di Belpietro (come se trattare con un giornale per vendere foto fosse una truffa; e poi, dov’è la denuncia di Belpietro?).

Naturalmente Roma non è competente su fatti avvenuti a Olbia, sotto la giurisdizione della Procura di Tempio Pausania. Che però ha già chiesto l’archiviazione per lo stesso fotografo su fatti analoghi: le foto del festino a Villa Certosa di due anni fa, pubblicate da “Oggi”. Dunque, se si occupasse anche di questo caso, deciderebbe allo stesso modo. Un solo fatto, in questa tragicommedia, sarebbe competenza di Roma: l’uso di aerei di Stato per aviotrasportare Apicella, orchestrali e ballerine di flamenco dalla Capitale a Villa Certosa. Si chiamerebbe peculato, la prova è nelle foto sequestrate, ma non risultano indagini in tal senso. Ecco: alla fine della fiera, il delinquente è il fotografo.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Foto sequestrate. D'Amati: violato l'interesse pubblico. Intervenga il Parlamento di Ottavio Olita (Articolo21.info)


Travaglio: "Verità o menzogna. Categorie irrinunciabili o moraliste?" - L'intervento di Marco Travaglio alla conferenza organizzata da MicroMega alla Fiera del Libro di Torino il 16 maggio 2009

Appello dei gruppi riuniti di facebook per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi

I video di Qui Milano Libera - Incontro con Sergio Cofferati

martedì 2 giugno - Bologna - ore 18
Incontro con Gherardo Colombo sui valori della Costituzione Italiana
In occasione dell’uscita del suo libro "Sei stato tu?" (Salani)
Introduce Maria Giuseppina Muzzarelli, vice presidente della Regione Emilia-Romagna
Librerie.coop Ambasciatori - via Orefici, 19
Scarica l'invito
(Voglioscendere)

"Basta estranei sugli aerei di Stato"

Dopo le rivelazioni sulle foto degli ospiti di Berlusconi in Sardegna
il centro sinistra chiede chiarezza. Due interrogazioni. Di Pietro: è peculato

La protesta dell'opposizione
"Basta estranei sugli aerei di Stato"

di GIOVANNA CASADIO


La protesta dell'opposizione "Basta estranei sugli aerei di Stato"
ROMA - Chi ha autorizzato gli ospiti, a cominciare dal cantautore Mariano Apicella, a salire sugli aerei dell'aeronautica militare per andare alle feste di Berlusconi in Sardegna? C'è stato un uso improprio dei beni dello Stato? Due interrogazioni saranno presentate per avere le risposte: una da Antonio Di Pietro e l'altra dal Pd. C'è infatti anche questo risvolto nell'affaire degli scatti sequestrati a Antonello Zappadu. È il fotografo stesso a parlarne, per scagionarsi in parte dall'accusa di violazione della privacy. Quindi, dice, non tutte le foto riguardano Villa Certosa, molte sono invece state scattate all'aeroporto della Costa Smeralda, luogo pubblico: "Sono foto di persone, ospiti del presidente del Consiglio, che scendono da aerei dell'aeronautica militare, tra di essi c'è il cantante Apicella. Si tratta di arrivi negli ultimi due anni quasi settimanali, con sbarco il venerdì sera o il sabato mattina e partenza il lunedì".

Nel 2007 quando Francesco Rutelli e Clemente Mastella, all'epoca ministri del governo Prodi, andarono al Gran Premio di Monza con un aereo di Stato portando alcuni ospiti, successe un putiferio. Riccardo Capecchi, uno degli ospiti, collaboratore di Palazzo Chigi, si dimise. "Figuriamoci le conseguenze che queste notizie se confermate dovrebbero avere ora. Sugli aerei privati del signor Berlusconi ci sale chi vuole lui, ma sui voli delle istituzioni, no", attacca Luigi Lusi, Pd, amico di Capecchi. Di Pietro è ancora più duro: "Se è confermato che da un aereo militare per passare quarantott'ore di baldoria scendevano nani e ballerine, ci sono una pluralità di illeciti oltre all'immoralità. Intanto, l'uso di un mezzo dello Stato per attività non istituzionali e, in particolare, di un aereo militare. Se tutto ciò fosse vero, il reato è quello di peculato. Chiederemo spiegazioni in Parlamento". E per peculato ad esempio, finì sotto inchiesta il generale Roberto Speciale, ex comandante della Guardia di Finanza, oggi deputato del Pdl: in quel caso l'aereo di Stato era stato usato per trasportare "spigole", pesce fresco da Pratica di Mare a Verona. Negli ultimi due anni a godere del privilegio sarebbero stati le ospiti e gli ospiti di Villa Certosa. I senatori pd Nerozzi e Sanna nell'interrogazione chiedono conto delle "leggi che regolano l'utilizzo dei voli di Stato" e quali sono "le norme che ne dispongono l'utilizzo per spostamenti privati". "Prodi chiese al sottosegretario Micheli di essere severissimo nell'uso dei voli di Stato - ricorda Sandra Zampa, pd, portavoce dell'ex premier - e per Rutelli e Mastella si montò un caso quasi inesistente". "Non c'era scandalo per quanto mi riguardò, non ce n'è ora", commenta Mastella, che fece poi cadere Prodi e che è oggi passato nel Pdl.
(31 maggio 2009)
(La Repubblica)

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Festini a "luci sosse" a Villa Certosa con uso di oggetti volanti di proprietà dello Stato (cioè di tutti noi).
Cosa ammessa o proibita dalle nostre Leggi? Ma "lui" si crede superiore perchè è il POPOLO ad averlo eletto? Festini a "luci rosse" con presenza di "minorenni", magari circolava anche cocaina fornita da Boss di Cosa Nostra, Dell'Utri ha abbastanza conoscenze e, magari a costo ZERO. Lo vogliamo mandare a casa? Berlusconi non è degno di governare una Nazione. Forse, se fosse in Russia ma, in Russia non è.
Masaghepensu
(Ma se ci penso)

L'Aquila, protestano i residenti del centro "No alle crociere, vogliamo le nostre case"


Forte tensione a L'Aquila dove alcune centinaia di cittadini aderenti al comitato 'L'Aquila un centro storico da salvare', hanno cercato di entrare in corteo nella "zona rossa" del centro storico rivendicandone la "proprietà". Il sindaco, Massimo Cialente, ha bloccato la folla e spiegato che non era possibile accedervi per motivi di sicurezza viste le scosse di questa notte. Alla fine si è tenuto un piccolo corteo che però non ha calmato la rabbia degli aquilani. E si ironizza sull'ultima promessa del premier: "Rinunciamo alle crociere per rientrare nelle nostre case"
Momenti di tensione all'Aquila in occasione del corteo organizzato dall'associazione "L'Aquila un centro storico da salvare". I proprietari delle case hanno cercato di entrare in corteo nella "zona rossa" del centro storico rivendicandone la "proprietà". Il sindaco, Massimo Cialente, ha bloccato la folla parlando da un megafono e spiegando che non era possibile accedere al centro per motivi di sicurezza, viste anche le continue scosse. Alla fine si è tenuto un piccolo corteo che però non ha calmato la rabbia degli aquilani. E si ironizza sull'ultima promessa del premier: "Rinunciamo alle crociere per rientrare nelle nostre case"

AUDIO "Rivogliamo le nostre case, le crociere ci fanno sorridere"
GUARDA Le immagini della manifestazione

Circa 500 persone aderenti ai comitati che sollecitano la ricostruzione del centro storico si erano dati appuntamento nei pressi della Fontana Luminosa per dare vita a una manifestazione. Da qui, in corteo, avrebbero dovuto raggiungere via Strinella, senza percorrere le strade del centro. Poi hanno cambiato idea e cercato di violare la "zona rossa".

Il sindaco, Massimo Cialente, ha bloccato il corteo perché, date le ultime scosse di questa notte, non è possibile entrare nel centro storico per motivi di sicurezza. Alle ore 4.55 la terra ha tremato di nuovo con una magnitudo di 3.5 gradi. Nella notte sono state registrate altre 6 scosse, tutte al di sotto dei 3 gradi di magnitudo, che non sono state avvertite dalla popolazione.

I manifestanti, tutti muniti di casco, hanno quindi iniziato a urlare all'indirizzo di Cialente "La città è nostra!". Dopo una trattativa le forze dell'ordine, insieme al sindaco, alla presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, al deputato Giovanni Lolli e a esponenti della Fiom-Cgil, hanno organizzato dei cordoni di sicurezza intorno ai manifestanti ed è partito un corteo che dalla Fontana luminosa attraverso corso Federico II e i Quattro cantoni, è arrivata alla piazza del Municipio per poi tornare indietro.

I manifestanti - compresi sindaco e la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane - si sono poi riuniti nel parco del castello dove si susseguono interventi per discutere le richieste da presentare al Governo e alla Protezione Civile.

"Le crociere ci fanno ridere – ha commentato Luisa Leopardi presidentessa dell'associazione "L'Aquila un centro storico da salvare" –. Siamo pronti a rinunciare alle vacanze, rivogliamo le nostre case. Qui le strade che portano al centro non sono state ancora messe in sicurezza e non possiamo raggiungere le nostre abitazioni. Sarebbe meglio spendere i soldi in maniera migliore"
(30 maggio 2009)
(La Repubblica)

sabato 30 maggio 2009

Berlusconi: «Vacanze al mare e crociere per ragazzi e famiglie terremotate»

«La speranza è che prima dell'inverno ognuno abbia una casa»

«Chi sta in tenda lo fa per propria volontà, la Protezione civile aveva trovato un alloggio per tutti gli sfollati»

Berlusconi nelle zone terremotate (Lapresse)
Berlusconi nelle zone terremotate (Lapresse)
L'AQUILA - I ragazzi e le famiglie abruzzesi che hanno visto le proprie abitazioni distrutte o danneggiate dal terremoto del 6 aprile, non passeranno l'estate nelle tendopoli, ma al mare o in crociera. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in visita all'Aquila, aggiungendo la voce «crociere» a quanto già promesso giovedì («vacanze al mare») nel suo intervento all'assemblea della Confesercenti. «Entro settembre contiamo di non avere più gente nelle tende, mentre questa estate vogliamo programmare vacanze al mare per le famiglie e crociere sul Mediterraneo per i ragazzi», ha detto il premier.

VACANZE E CROCIERE - «La Protezione civile sarebbe stata in grado di dare un alloggio a tutti gli sfollati. Chi vive nelle tende lo fa perché vuole restare vicino alla propria abitazione. La speranza è che prima dell'inverno ognuno abbia una casa. Sono state già fatte 47.500 verifiche di agibilità, case nelle quali sono stati ripristinati i servizi essenziali. Il 4 giugno firmerò l'ordinanza per le prime case agibili. Chi avrà la casa agibile, pensiamo che debba rientrare dagli alberghi in 15 giorni per consentire alle famiglie in tenda di prendere il loro posto», ha aggiunto il capo del governo. «Stiamo infatti organizzando giorni al mare per le famiglie. I ragazzi, invece, stiamo vedendo di mandarli in crociera nel Mediterraneo». Ricostruzione: «Per le seconde case nei centri storici la ricostruzione sarà al 100% a carico dello Stato. Per quelle che sono fuori dai centri storici, faremo un inventario e decideremo se poter intervenire per la totalità o per i due terzi», ha aggiunto Berlusconi. «A fine giugno, terminate le verifiche e approvato il decreto legge in esame alla Camera, sul quale siamo disponibili a modifiche, si darà seguito alla ricostruzione pesante».

STRISCIONE RIMOSSO - Uno striscione con la scritta in dialetto aquilano «Caccete ji soldi, forti e gentili scì fessi no!!!» è stato esposto su un'auto davanti alla scuola della Guardia di Finanza all'Aquila dal comitato «3.32». Ma è stato fatto rimuovere quasi subito. I comitati che lo hanno esposto hanno sottolineato che «non si tratta di una contestazione politica, ma ai contenuti del decreto. Le rassicurazioni Berlusconi non deve darle solo ai sindaci, ma anche ai cittadini». Quattro manifestanti sono stati poi identificati dalle forze dell'ordine: «In un Paese democratico questo non dovrebbe accadere, ognuno può manifestare liberamente le proprie idee», hanno detto i dimostranti. Ai contestatori ha indirettamente risposto Berlusconi, che in conferenza stampa ha detto: «Qualcuno diceva che questa era una mission impossible, ma se ce la faremo a costruire 4-5 mila alloggi in 80 giorni, avremo portato a termine la prima operazione del genere al mondo per tempi e importanza».

COMMISSIONE DI GARANZIA - Berlusconi ha inoltre reso noto che nella commissione di garanzia che si occuperà di verificare la gestione dei fondi donati per il terremoto (al momento 45 milioni di euro) ci saranno «il senatore Franco Marini, l'ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, il professore Natalino Irti, il magistrato Cesare D'Ambrosio, l'ex giudice della Corte costituzionale Fernanda Contri».


29 maggio 2009

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Con quel sorriso e quella bocca può dire quello che vuole.

(Reclame di " Sorriso Durbans " dentifricio di 50 anni fa)

venerdì 29 maggio 2009

150 anni dopo, l’Italia peggio di quella di Cavour

Cara MicroMega.net - Lettere alla redazione

150 anni dopo, l’Italia peggio di quella di Cavour

Preg.ma Redazione di Micromega,

Siamo alle solite: chi tocca i fili, muore!

Vietato rivolgere domande al Presidente del Consiglio. Vietato rinviarlo a giudizio. Vietato esprimere opinioni sul suo comportamento e sulla politica del governo. Vietato da parte dei giornalisti di condurre inchieste giornalistiche. Vietato da parte della stampa straniera di giudicare le azioni e i provvedimenti attuati dal Presidente del Consiglio.

Ci avviamo al cento cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia ma la situazione è per certi versi peggiorata rispetto al tempo di Cavour.

Il conte di Cavour durante una riunione nel circolo dei nobili di Torino su vantò del rispetto dei principi liberali che distingueva la polizia nel Piemonte sabaudo al punto da non esser, per rispetto della libertà individuale, inferiore a quella inglese.

Racconta una cronaca del tempo che tra gli invitati vi era un giovane cronista inglese che rivolgendosi al conte di Cavour gli disse: “Signor capo del governo, per tagliar corto alle discussioni accademiche facciamo una scommessa: prima di notte senza violare alcuna legge sarò imprigionato.”

Conoscendo il gusto per la scommessa degli inglesi e non volendo esser scortese, Cavour accettò, quasi per “onor di firma”.

La cronaca così prosegue: “Il giovane inglese, uscito di là, si truccò mirabilmente da cialtrone, indi, a sera inoltrata, si ridusse in una bettola di Piazza Italia dove bazzicava la gente di malaffare. Bevette vistosamente, poi, quando gli parve esser abbastanza brillo, estrasse per pagare un involto contenente alcuni biglietti da mille. Tanto bastò! Venne adocchiato, denunziato, ghermito. Quando fu in carcere, mandò al suo contraddittore due righe di lettera: Signor conte sono in prigione senza aver fatto niente, venga a liberarmi.”

Gli inglesi vittoriani si stupivano della possibilità che nell’Italia liberale si potesse esser arrestati senza alcun motivo.

E si stupiscono ancora per il fatto che nel nostro paese, dopo un secolo e mezzo, non si possa più rivolgere domande al Presidente del Consiglio, indagare sulle sue vicende private, rinviarlo a giudizio.

Ma quello era il XIX secolo, altri tempi, tempi bui. Certamente diversi dai nostri ossigenati dagli zefiri della democrazia e della giustizia e dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.

Giuseppe D’Urso, insegnante molto precario.
Sempre da Catania, città in precario equilibrio finanziario.


(29 maggio 2009)
(micromega)

Speciale Elezioni Europee 2009

Argentino: Crisi, è emergenza sociale. Ma il governo fa solo propaganda<-----Clic...grazie.

(candidato per la lista Rifondazione Comunisti Italiani)


ciro_argentino_29_05_09

TERREMOTO - CRESCE IL MALUMORE.

29/5/2009
" Basta promesse, dateci case"
La tendopoli degli sfollati


Gli sfollati: in tenda è un inferno. Berlusconi:pronte entro l'autunno. Prudente Bertolaso
FRANCESCO GRIGNETTI
INVIATO ALL'AQUILA
La voce del presidente del Consiglio arriva suadente da un televisore. Sono le 19. Berlusconi è in onda al Tg4: «Costruiremo le case entro l’autunno». Pausa. Ci sono molti occhi ipnotizzati dal monitor nella grande tenda comune del campo Italtel-1. Uno sogghigna: «Sicuro... Ma di quale anno?». Si ride amaro tra gli sfollati. No, non si può certo dire che si respiri troppo ottimismo tra le tende. Poco distante da qui, c’è il quartier generale della Protezione civile. Il gran capo, il sottosegretario Guido Bertolaso, sta spiegando il gran lavoro che si va facendo in questi giorni. «Entro la fine di giugno avremo un cronoprogramma dei lavori sul versante dei beni culturali. Il lavoro è immenso. Abbiamo appena terminato la ricostruzione della cattedrale di Noto; qui ce ne sono duecento distrutte».

Un impegno da far tremare i polsi. E come la mettiamo con l’ottimismo di Berlusconi che annuncia un’estate di svolta? Ci riuscirete a mettere tutti gli sfollati fuori dalle tende prima dell’inverno? Il sorriso di Bertolaso si tramuta in una smorfia di preoccupazione. «Non posso non condividere l’ottimismo del presidente», dice. «Ma con la preoccupazione di chi è qui, sul campo, e deve garantire di finire entro i tempi stabiliti». Bertolaso, insomma, è il primo a sapere che certi programmi sono forse troppo rosei. Ammette: «Parliamoci chiaro. Se dovessimo avere un’estate piovosa, inevitabilmente i cantieri subirebbero dei rallentamenti e i tempi ne sarebbero compromessi... Se non troviamo maestranze e imprese a sufficienza per quanto ci siamo prefissi... Il lavoro che abbiamo immaginato è impegnativo per le ditte di costruzione. Noi chiediamo di realizzare in 80 giorni ciò che normalmente si fa in 8 mesi. E’ una sfida difficile». Il terremotato e il sottosegretario. Due facce della stessa medaglia. Comunque la si prenda, la scommessa è contro il tempo. Il tempo che ammazza anche il buon umore. Al campo Italtel-1, ad esempio, ci sono cinquanta volontari del Gruppo Lucano che gestiscono un centinaio di tende. Ci sono circa ottocento sfollati, una cucina da campo, docce, bagni, un ambulatorio, un asilo e un bar. In giro, tra le tende, poca gente.

Qualche bambino in bicicletta, qualche vecchio. «La casa "mea" - dice in dialetto stretto il signor Cesidio, bella faccia da anziano contadino - è poco danneggiata. Ci vuole poco a aggiustarla. Non vedo l’ora perché qua non si può più stare. E’ bollente l’asfalto fuori, bollente dentro la tenda, non si sa dove stare». E per fortuna che hanno tutti un piccolo condizionatore. «Li abbiamo sistemati di corsa - racconta un volontario, Francesco Gaudiano - perché senza non ci si potrebbe vivere». Dopo due mesi di vita in tenda, da campeggiatori forzati, l’umore degli aquilani sta volgendo al brutto. La gente sta diventando irritabile, maldisposta. Un episodio ha fatto scalpore, nella tendopoli, due sere fa. Al bar, gestito dal volontario Gaetano Ferrara, una mamma ha preteso l’intervento dei carabinieri perché al suo bambino di cinque anni avevano regalato una merendina.

«E invece a mio figlio decido io che cosa far mangiare...». Una lite grossa così. «E’ verissimo che molti pretendono e pochi danno una mano», racconta Livio Di Giacomo, una vita in polizia, ora terremotato, che però si sentiva triste a non aver più nulla da fare e s’è aggregato ai volontari. Mostra orgoglioso i calli che gli sono venuti a pelare patate. «Cerco di darmi da fare. E’ dura stare nelle tende senza nessun scopo». Non è un caso se l’impegno maggiore è per gli psicologi mobilitati dalla Protezione civile. A tutti questi terremotati sempre più intristiti, l’impegno di Berlusconi di mandarli in vacanza al mare ha strappato qualche sorriso. Ma non sembra averli convinti. Nemmeno il sindaco. «Io non ne so nulla», dice gelido Massimo Cialente. A un chilometro di distanza, nelle stanze requisite dalla Protezione civile, intanto si fanno grandi progetti. L’uomo sulle cui spalle pesa la scommessa di Berlusconi si chiama Gian Michele Calvi, un ingegnere, professore di Costruzione in zona sismica. E’ lui che sta progettando i venti insediamenti antisismici. Lui, Calvi, è il responsabile del programma.

Snocciola numeri impressionanti: «Entro il 3 giugno avremo il quadro delle ditte che partecipano alla gara d’appalto. L’8 giugno apriamo i cantieri per le piastre antisismiche. L’8 luglio saranno pronte le prime trenta. Da quel momento in poi, ci saranno ottanta giorni per consegnarci i primi edifici. A metà dicembre abbiamo finito». Detta così, sembra semplice. In realtà è un impegno ciclopico che non ha precedenti al mondo. Ogni piastra è una fondamenta da mille metri quadri. E’ previsto di sfornarne trenta alla volta. Ogni due settimane, un blocco in più. Saranno mesi di lavoro pazzo e disperatissimo. E serviranno a dare un tetto ad appena (si fa per dire) dodicimila persone. Si consideri che ci sono sessantamila persone in tenda e trentamila in albergo. «La scommessa vera è far rientrare chi non ha la casa inagibile», dice un funzionario della Protezione civile.
(La Stampa)
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La verità e le bugie, a poco a poco vengono a galla. Ci vuole pazienza e dare tempo al tempo. Dai "Campeggi" dei terremotati arrivano lamenti non sentiti da chi sentire dovrebbe. Non è certo un buon segno in vista delle prossime elezioni. Si faranno furbi almeno loro?
Masaghepensu

Berlusconi teme il trappolone "Sono pronto a tornare alle urne"

A pranzo si sfoga con Fini: non mi avete difeso abbastanza
Sacconi: vogliono far fuori il Cavaliere ma gli italiani sono pronti a rivotare

di CLAUDIO TITO


Berlusconi teme il trappolone "Sono pronto a tornare alle urne"

ROMA
- Per ora è solo una minaccia. L'arma fine di mondo. Eppure Silvio Berlusconi ha iniziato a sventolarla. Non nelle occasioni ufficiali. Ma nelle riunione informali. Negli ultimi giorni, la "soluzione finale" è stata accennata in più di una circostanza. Quale? Le elezioni anticipate.
Il presidente del consiglio si sente sotto assedio. Stretto tra le inchieste giornalistiche, le indiscrezioni sulle indagini condotte dai magistrati a Napoli e il terrore che altre intercettazioni telefoniche possano improvvisamente riemergere dal silenzio. E allora, ha detto ieri mattina in consiglio dei ministri, "non mi farò piegare". Davanti ai ministri ha evitato con cura di parlare esplicitamente di ricorso alle urne. Eppure nell'ultima settimana con i fedelissimi non ha affatto nascosto che l'ultima carta da giocare sarebbe proprio questa. "Se ci fosse uno show down - sono state le parole ripetute a diversi esponenti del governo - allora dovremmo ripresentarci davanti agli elettori. Chiedere il loro giudizio. E sono convinto che gli italiani staranno ancora con me".

Allo stato, il premier non ha ancora deciso di imbracciare concretamente il fucile che possa porre fine alla legislatura. Vuole aspettare il risultato delle europee. Soprattutto vuole capire se il "Noemigate" e le inchieste napoletane sul termovalorizzatore imboccheranno una svolta decisa. Circostanze che lui definisce "scorciatoie" per disarcionarlo. "Ma se qualcuno insegue scorciatoie - ha ammonito - sarò io il primo a prenderle. Si torna al voto". Uno schema proposto pubblicamente pure dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: Si cercano armi improprie per far fuori il presidente. Ma gli italiani sono pronti a rivotare". Ragionamenti che in modo meno esplicito il capo del governo ha fatto anche durante la riunione dell'esecutivo di ieri. "Più mi danno delle botte in testa - ha avvertito - più mi sento forte. Di certo tutte queste bugie, tutti questi attacchi non riusciranno a intimidirmi. Io non mi piegherò".

Sta di fatto, che il sospetto di una macchinazione per assestargli una "spallata" è andato via via crescendo nell'ultimo mese. Il fantasma del "ribaltone" guidato nel 1995 da Lamberto Dini è tornato a materializzarsi dalle parti di Via del Plebiscito. Lo spettro di un governo istituzionale magari per realizzare una parte di riforme istituzionali o una nuova legge elettorale aleggia sui tetti di Palazzo Chigi. Le mosse compiute da settori della finanza e dell'industria lo hanno innervosito. Sospetta che anche in quegli ambienti si stia creando una sponda "ribaltonista". Il Cavaliere vuole subito spazzare via tutti i dubbi. Che in una certa misura ha manifestato anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma soprattutto li ha espressi con veemenza agli alleati. E già, perché dai partner di maggioranza avrebbe voluto più solidarietà dopo la richiesta di divorzio di Veronica, dopo le polemiche sulla famiglia Letizia e dopo la sentenza Mills. Tant'è che ancora in consiglio dei ministri ha protestato per come è stato difeso l'altro ieri nel corso della trasmissione "Porta a porta". Lì, a rappresentare il centrodestra, c'era Ignazio La Russa. "La prossima volta - lo ha rimproverato - chiamami e ti spiego come sono andate le cose". Del resto si è lamentato anche con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ieri i due sono tornati a parlarsi dopo un bel po' di tempo. Il Cavaliere si è lasciato andare ad un lungo e appassionato sfogo. Non a caso da Montecitorio è uscita una sola indiscrezione sul pranzo: "solidarietà umana all'amico Silvio". Una formula, usata anche dal capo dello Stato, che non ha convinto del tutto il premier. Poi, certo, il capo del governo e il presidente della Camera hanno concordato i prossimi passi da compiere per ridurre il numero dei parlamentari e per le nomine Rai. Ma il cuore dell'incontro sono state le vicissitudini del Cavaliere.

La carta del voto anticipato resta comunque una "extrema ratio". Berlusconi ha fatto sapere di volersi buttare a capofitto nella campagna elettorale. "Le volgarità di Franceschini sono un tonico per me". Adesso considera la frase del segretario democratico sull'educazione dei figli il suo cavallo di battaglia. Secondo il premier, anche il sondaggio recapitato ieri pomeriggio a Via del Plebiscito dimostrerebbe che il passo falso di Franceschini sta penalizzando il Pd. Sebbene sia cresciuta pure l'astensione di centrodestra. "Se poi c'è lo show down...".

(29 maggio 2009)

(La Repubblica)

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Berlusconi, chi è costui? Signora Veronica batta un colpo, siamo tutti con Lei.

Masaghepensu

No a poliziotti panzoni di Brunetta (nella foto)

E' polemica su Brunetta, che spiega: "Scherzavo"



Roma - Basta fannulloni, anche in polizia. Il ministro Renato Brunetta ne ha per tutti. Bisogna cambiare il concetto di sicurezza eliminando l’eccessiva burocrazia: "Non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se li mangiano". Il ministro della Pubblica amministrazione punta il dito contro la troppa burocrazia nella sicurezza. "Come non posso concordare sul fatto che bisogna mandare i poliziotti per le strade a garantire la sicurezza? Meno burocrazia e più polizia on the road a contatto diretto con il cittadino, credo che su questo punto non ci sia nessuno che dissenta" afferma il ministro alle telecamere di Klauscondicio.

No alla burocrazia "Certamente - aggiunge Brunetta - non è così facile dire dalla scrivania alla strada, non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se li mangiano. Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare". E aggiunge: "Perché il passaporto bisogna farlo in Questura? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle gazzelle, nelle automobili e in elicottero. Questa deve essere la sicurezza. La sicurezza non deve essere burocrazia e invece, purtroppo, gran parte del nostro capitale umano, impiegato nei sistemi di sicurezza, è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia".

La rettifica "Nessuna volontà di offendere nessuno, solo una constatazione scherzosa per dire che chi ha fatto per tanti anni il burocrate dietro una scrivania è difficile che faccia il poliziotto in strada come Starsky e Hutch". Brunetta corregge il tiro sulle polemiche sollevate dalle sue dichiarazioni sui poliziotti dietro la scrivania. "Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia, non era mia intenzione offenderli - ha proseguito Brunetta -. Era solo una constatazione che la burocrazia in polizia ha spesso snaturato la missione principale di questa professione che è quella di stare per strada per la sicurezza dei cittadini e non in mezzo alle scartoffie. Non c’era - ha concluso - una volontà di offendere".

(Il Giornale)

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Da chi arriva la predica basta guardare la foto. Sarà Prof. Universitario, ma con una tale dose di ignoranza da far venire i brividi ai Genitori degli Studenti che frequentano i suoi Corsi. In
più, deve possedere una gran dose di cattiva educazione visto che, come ministro, aggredisce persone che non possono difendersi. Le votazioni sono imminenti e spero che il Popolo italiota si risvegli dal suo torpore visto che la Primavera è arrivato da un bel pezzo.
Un cordiale buongiorno.....Masaghepensu

giovedì 28 maggio 2009

Lettera elettorale di Berlusconi - L'intoccabile...

27 Maggio 2009

"Cara amica, caro amico,
a un anno dalle ultime elezioni politiche ci troviamo a dover affrontare una
breve ma decisiva campagna elettorale. In poche settimane i comunisti sono
riusciti nel record negativo di infangare con la menzogna la mia reputazione,
costruita con fatica in 50 anni di duro lavoro con l'aiuto dell'avvocato
Cesare Previti e del bibliofilo Marcello Dell'Utri. L'ingiusta condanna per
corruzione di Mills, che io non ho mai conosciuto, da parte della toga rossa
Gandus, e la mia presunta frequentazione con una minorenne di nome Noemi,
ragazza di buona famiglia e illibata come ha dichiarato il padre Benedetto
Letizia, sono uno scandalo. L'immagine del nostro Paese all'estero e stata
gravemente danneggiata per colpa della magistratura deviata e della sinistra.
Per riparare al danno e necessario dare maggiori poteri all'esecutivo e
limitare lo strapotere della magistratura e questo sarà un mio preciso e
urgente dovere.
Il voto degli elettori alle prossime elezioni europee confermerà la bontà
delle scelte del mio Governo: dai termovalorizzatori, alle discariche, alle
centrali nucleari, al ponte di Messina, alla designazione dei ministri
Carfagna e Brambilla.
La sinistra, in questo veramente staliniana, ha accusato il sottoscritto di
aver voluto sfuggire al giudizio della magistratura con il Lodo Alfano. Nulla
di più falso. Il Lodo Alfano e stato concepito nell'interesse degli italiani,
per garantire alle prime quattro cariche dello Stato, e non solo al
Presidente del Consiglio, la giusta serenità nell'esercizio delle loro
funzioni per la durata del mandato.
In Italia l'informazione è nelle mani della sinistra, per questo Ti chiedo di
diffondere questo volantino e di illustrarne i contenuti ai tuoi amici e
congiunti.
Sto elaborando in questi giorni un vero e proprio Albo dei difensori della
liberta di informazione. Ne fanno parte, tra gli altri, Belpietro, Rossella,
Riotta, Giordano, Mimun e Fede. Ti prego pertanto di contattare il tuo
coordinamento comunale, quello provinciale o direttamente gli uffici di
Milano e Roma per metterti in contatto con loro. Nel caso Tu sia una ragazza
maggiorenne e di bella presenza puoi inviare il tuo book unitamente al numero
di cellulare.
Ci attende una sfida importante, una partita decisiva per le sorti del nostro
Paese, delle nostre famiglie e dei nostri figli. E' giunto il momento che
anche Tu scenda in campo per salvaguardare l'Italia da una dissennata
gestione e da un futuro illiberale.
Un forte abbraccio ed un ringraziamento di cuore,
tuo papi, Silvio Berlusconi

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Viviamo in un'Italia di plastica, che esiste solo dentro al
televisore. L'Italia vera e' un'altra, non la racconta nessuno.
E la sinistra non ha nemmeno la voce. (da: Prospettive)
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Questo si che si chiama parlar chiaro, questi cattocomunisti non capiscono proprio nulla.
Masaghepensu (Ma se ci penso)

L'amore ai tempi della destra....

28/5/2009 (7:19) - CASO NOEMI - IL COSTUME
Il ministro Franco Frattini con Chantal Sciuto


Da Frattini a Carfagna: nel nuovo governo Berlusconi una nuova stagione di passioni
MATTIA FELTRI
ROMA
Tutti giovani e belli, tutti innamorati, tutti coetanei di Noemi. Hanno tutti la faccia di Renato Brunetta, gongolante e stupefatto di sé a fianco della bella bionda, e hanno tutti l’improvvisa e incontenibile vigoria adolescenziale di Gianfranco Fini, accarezzato sulla barca e senza pudori da Elisabetta Tulliani. E’ un vero peccato che il quarto governo Berlusconi non passerà alla storia per queste primaverili tempeste del cuore - offuscate da cupe crisi economiche e devastanti cataclismi naturali - perché la straordinarietà dell’esecutivo risiede nel consenso e soprattutto nell’esplosione di giovanili sensi. E se lo sdoganamento dell’eterna giovinezza, specialmente dal punto di vista estetico e lessicale, appartiene a Silvio Berlusconi, la messa in pratica appartiene alla sua squadra con l’intero armamentario di mani nelle mani, di mani dappertutto, di scollature, di esibizione gioiosa, di fluidi incontenibili.

C’è per esempio Franco Frattini, titolare degli Esteri, che si piglia e si molla con Chantal Sciuto (la visagista delle dive) seguendo le modalità in uso, pare l’sms, e pure il comunicato stampa che dopo soli nove mesi di fidanzamento l’abbandonata diffonde, carico di dolore e rancore, come facevano le ragazze di liceo per salvare l’onore con le amiche. Ma lui, incurante del lutto provocato, già passa a miglior compagnia e sulla sua pagina di Facebook appaiono la foto e l’indole di una fanciulla rigogliosa, la ventottenne Manuela, che innalza ai cieli la voglia di vivere: «Ogni anno, quando l’estate inizia a farsi sentire, si risveglia in me, fuoco... passione... solarità... con quella sabbia che accarezza la pelle e risveglia i sensi». Sono slanci precari e senza fiato, tutta roba seria e ginnasiale. C’è Sandro Bondi che su Vanity Fair dedica le poesie alle genti genuine di Novi Ligure, che non è propriamente l’ombelico del mondo ma la patria di Manuela Repetti, la bionda quarantenne che nel coordinatore del partito - già sposato e già padre - ha risvegliato trasporti sopiti nella dedizione alla causa. Girano ovunque, mano nella mano, e lui pieno di linfa la presenta a chiunque per quella che è, la vita nova.

Sono i piccoli gesti universali. Questioni seppellite dai coetanei o nascoste nelle stanze d’albergo. Renato Brunetta confessa in tv che, giunto zitello a cinquantotto anni, ha finalmente trovato la donna perfetta, condividono l’interesse per le case, per l’arredamento d’interni, e lui nelle notti libere si mette alla scrivania e disegna seggiole, poltrone, tavolini, e li presenta al salone del mobile sotto la sigla TT, che starebbe per Titti, la bella signora dell’ennesimo riscatto di un ex ragazzo che vendeva gondolette a Lista di Spagna, Venezia. E c’è tempo. Il governo ha poco più di un anno e una sola estate alle spalle. Quanti ardori si consumeranno nei burocrati petti nei molti mesi a venire? Quante foto come quella di Mariastella Gelmini, seduta ai tavolini del bar e improvvisamente protesa verso il geologo bergamasco Giorgio Patelli per un bacio voluto più di un ministero?

Quante foto come quella di Mara Carfagna al ristorante con Marco Mezzaroma, e i famigerati occhioni spalancati solo per lui? A loro il destino ha ridato indietro - come sognava Roberto Vecchioni - una 600 e i vent’anni, li vedi dentro la macchina avvinghiati come ai tempi in cui l’amore non aveva (e non pretendeva) altra sede. Ha un bel dire Emma Bonino. Lei, che a «Diva e Donna» confessò un falso filarino per consegnare alla stampa l’indegnità moderna: «Vedete? Non avevo altro modo di far parlare di me». I giornali saranno colmi di peccati ma, intanto che a sinistra ci si occupa di pubblica morale, a destra si spogliano, si stendono al sole e sulle barche, mostrano corpi esultanti. Giorgia Meloni al largo di Ponza sorride a un misterioso giovanotto. Ed è un tripudio irruento in Gianfranco Fini: chi se le è perse le istantanee di Porto Ercole? Lei a carezzare i suoi turgori, lui le sue morbidezze. Ora arriva la seconda figlia, la prima ha diciotto mesi e, per causa di Elisabetta, Fini litigò con Berlusconi («con la Cdl ho chiuso») perché Striscia la notizia insisteva sui precedenti della ragazza con Luciano Gaucci.

Insomma, fanno cose così, bisticciano, sospirano, squadernano il manuale di Peynet: c’è Roberto Calderoli che dissemina il giardino di rossetti per convincere la nuova fidanzata a ripopolarlo con un’orsa. E lei cede perché Roberto, dice, è tanto diverso da come viene dipinto. E anche se adesso è candidata per la Lega alla Provincia di Cuneo, è la dimostrazione che la politica è un accidente, quello che conta è amarsi da imberbi, totalmente e fragilmente. Ben prima di Noemi, ben oltre Noemi.
(La Stampa)

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Primavera: il risveglio della "natura"...........
Masaghepensu

mercoledì 27 maggio 2009

Il Financial Times: «Berlusconi non è Mussolini ma è un pericolo per l'Italia»

Il quotidiano economico britannico: «Ricco, potente e Spietato». Frattini: c'è disonestà

«Non è come il leader del fascismo: lui ha squadre di starlette e non di camicie nere ma è esempio deleterio»

Silvio Berlusconi (Eidon)
Silvio Berlusconi (Eidon)
LONDRA - «Un pericolo, in primo luogo per l'Italia. Ed un esempio deleterio per tutti». È quanto scrive di Silvio Berlusconi mercoledì il Financial Times in un editoriale in cui afferma che «il fascismo non è nel futuro probabile dell'Italia: Berlusconi chiaramente non è Mussolini, lui ha squadre di starlette e non di camicie nere».

IL PERICOLO - «Ma il pericolo di Berlusconi è di un ordine diverso da quello di Mussolini - continua il quotidiano economico, ricordando come Repubblica sia diventata il giornale "più ostinato" nel porre al premier "le difficili domande sulla sua relazione con la teenager che vuole fare la starlette" - è quello dei media che rendono fatui i contenuti seri della politica e li sostituiscono con l'entertaiment. È quello di una inesorabile demonizzazione dei nemici ed il rifiuto di garantire basi indipendenti ai diversi poteri. È mettere una fortuna al servizio della creazione di un'immagine grandiosa, composta da affermazioni di successi senza fine e sostegno popolare». «Che egli sia così dominante è anche in parte colpa di una sinistra esitante, di istituzioni deboli ed a volte politicizzate, di un giornalismo che troppo spesso ha accettato un ruolo subalterno - conclude il Ft - ma soprattutto la colpa è di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non un fascista, ma un pericolo in primo luogo per l'Italia ed un esempio deleterio per tutti».

«C'E' DISONESTA'» - Secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, su Berlusconi da parte della stampa estera «non ci sono pregiudizi, c’è disonestà». «I risultati del governo sono sotto gli occhi di tutti - ha aggiunto -: sono fatti, dati, cifre, c’è il consenso degli italiani. Negare tutto questo è disonestà». «Io rispetto sempre anche la cattiva stampa - aveva premesso il capo della diplomazia italiana - perché è esercizio di libertà di espressione, ma la tratto come cattiva stampa. Il Financial Times ha una sua linea, ne prendo atto». Più in generale, rispetto al grande interesse dimostrato dai media stranieri per il "caso Noemi", Frattini considera che «se la stampa internazionale si interessa al pettegolezzo e al gossip è un problema della stampa internazionale. Noi facciamo una seria attività di governo. Il gossip non ci interessa in Italia, figuriamoci se ne parla la stampa internazionale...».


27 maggio 2009

(Financial Times)

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Magari il FT dimentica che il PdL ha incorporato gli ex fascisti eredi del ventennio e che in un prossimo futuro Fini & Ex potrebbero assumere il comando del PdL. Come prospettiva sarebbe molto preoccupante.
Masaghepensu

martedì 26 maggio 2009

Le orde di Silvio Sauron, Signore degli anelli e di molto altro

Le orde di Silvio Sauron, Signore degli anelli e di molto altro

di Pierfranco Pellizzetti

Nello spaghetti-fantasy della politica italiana, le orde di Silvio Sauron, signore degli anelli e di molto altro, sono composte in larga misura da orchi e orchetti: i Maurizio Gasparri e le Laura Ravetto, già descritti con grande efficacia da Andrea Scanzi su questo stesso schermo, insieme agli Antonio Capezzone e i Maurizio Lupi. Orridi mostri e mostriciattoli ululanti e senza storia, che ci fanno fremere di orrore e indignazione per la loro belluinità. Ma anche intimamente ridicoli, perché li sappiamo creati dalla melma e che torneranno melma alla scomparsa del loro creatore.
Ben più inquietanti e – tutto sommato – tragici sono i Nazgúll al loro fianco; cavalieri-fantasma che una storia personale pure ce l’avevano, ma che sono stati ridotti così dall’incantesimo-maleficio scaturito dal semplice contatto con il loro Signore e le sue arti seduttive; cui hanno venduto l’anima per un miserevole “tessoro”.
Anche principi perduti, come il più insigne di quei Nazgúll: Lucio Colletti, il filosofo marxista che trascorse penosamente gli ultimi anni dell’esistenza intristendo in Parlamento sui banchi di Forza Italia; affondando nello squallore della frequentazione ininterrotta di giullari e cerebrolesi, di Gollum tipo Sandro Bondi.
Che pena. La stessa pena che procura ogni apparizione televisiva di un fantasma con un certo passato quale Fabrizio Cicchitto. Uno che, da giovane emergente socialista, poteva vantare l’onore di essere stato preso a ceffoni niente meno che da Riccardo Lombardi; quando il vecchio Gandalf della politica democratica e progressista di un tempo che fu, lo cacciò dalla Sinistra PSI avendo saputo della sua presenza nelle liste della loggia P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli (una sorta di Saruman antemarcia, il mago malvagio pronto ad allearsi con Sauron).
Ora Cicchitto, pur di restare alla corte del Signore scuro, si è adattato al compito di vice titolare dell’ufficio “colpi bassi e porcate”. In maniera sempre più fantasmatica, tanto da subire un’ulteriore metamorfosi: quella in un disco rotto, che ripete all’infinito l’immutabile repertorio di sconcezze. E il ghigno da invecchiato ragazzotto petulante qualche volta si increspa in una piega amara, forse nell’improvvisa consapevolezza della miseria in cui è precipitato. Anche i servi-Nazgúll riescono a ricordare? Forse mantengono ancora un barlume di consapevolezza che l’orda si è ingrossata con l’arrivo dei pirati della Lega, sempre “pronti al loro lavoro di coltello”. Mentre – nel frattempo – il gigantesco ragno Shelob, mutazione genetica dell’avvocato Ghedini, tesse la sua tela avvelenata di cavilli per catturare i poveri, teneri, hobbit del Partito Democratico. Mentre fa azione di disturbo un alleato a intermittenza di Silvio Sauron: quel Marco Pannella pronto persino a lasciarsi morire pur di rientrare nel tubo catodico televisivo; ma anche disponibilissimo ad abbandonare la difesa delle mura incontaminate di Minas Thirith in cambio di una sempre più precaria visibilità (e per continuare nelle sempre più faticose giravolte che, in passato, gli consentirono di spillare un po’ di quattrini perfino al Signore dell’anello). Tanto per stare sempre nei giochi da vero rieccolo e – così – gratificare col protagonismo un parossistico narcisismo. Come quando, agli albori di Tangentopoli, raccoglieva all’ora del cornetto la confraternita dei parlamentari inquisiti, di cui e delle cui malefatte si era eletto difensore.
Ora, beneficiato di un po’ di spazio mediatico dal massiccio Gimli e accolto ad Annozero, bofonchia la formula magica cui, dalla notte dei tempi, affida la propria sempre più problematica sopravvivenza: “siamo in un regime in cui tutti sono uguali (tranne me)”. Dunque l’indistinguibilità teorizzata di Silvio Sauron dai suoi perdenti avversari. Bella mossa! Silvio Sauron ringrazia per i fumogeni che rafforzano gli obnubilamenti magici e magari…
Un altro patetico disco rotto, che gira a vuoto nella speranza di qualche inutile voto alle elezioni europee.
Comunque sia, la differenza sostanziale tra lo spaghetti-fantasy e il classico fantasy di John Ronald Tolkien è che non si vedono all’orizzonte né Aragorn, né Legolas; e neppure il coraggioso Frodo, in marcia per gettare nelle fornaci del Monte Fato l’anello del maleficio con cui Silvio Sauron ha sottomesso al proprio volere la vita e il destino di tutti noi.
PFP
(micromega)

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In poche parole, un'associazione a delinquere e, tutto è detto.
Masaghepensu

Il "Cav": Mi sono sempre comportato correttamente. E questo che è? Per me, atto osceno in luogo pubblico.

Berlusconi, il nuovo Duce

Anno Zero, le vignette di Vauro.

lunedì 25 maggio 2009

Editoriale di Ezio Mauro del 15 maggio 2009


L'EDITORIALE
Una risposta al premier
di EZIO MAURO

Una risposta al premier

Silvio Berlusconi

È MOLTO facile rispondere alle parole di Silvio Berlusconi pronunciate ieri contro "Repubblica", che nell'inchiesta-documento di Giuseppe D'Avanzo gli aveva rivolto dieci domande per chiarire gli aspetti più controversi del caso politico nato attorno alle candidature delle veline nelle liste Pdl, alla denuncia di "ciarpame politico" di Veronica Lario, alla festa di compleanno della giovane Noemi alla presenza del Premier, nel ruolo indiscusso di "Papi". Molto più difficile, per il Cavaliere, rispondere alle domande del nostro giornale. Anzi, impossibile. Berlusconi non sa rispondere, davanti alla pubblica opinione, perché con ogni evidenza non può. Ciò che ha detto su questa storia, nei lunghi monologhi mai interrotti da una vera richiesta di chiarimento, cozza fragorosamente con ciò che hanno raccontato gli altri protagonisti, e soprattutto con quel che la moglie sa e ha denunciato. Meglio dunque tacere, rifiutare la verità, la trasparenza e il confronto, il che per un uomo pubblico equivale alla fuga. Una fuga accompagnata ovviamente da insulti per il nostro giornale, perché il rumore (domani amplificato dai manganelli di carta al suo servizio) copra il vuoto, la mancanza di coraggio e la scelta necessitata dell'ambiguità.

Ma l'uomo in fuga è il Presidente del Consiglio. Dunque questa incapacità o impossibilità di fare chiarezza, cercando la verità, è immediatamente un fatto politico, un handicap della leadership, una macchia istituzionale qualsiasi cosa nasconda, fosse anche soltanto l'incapacità di accettare un contraddittorio sui lati che restano poco chiari di una vicenda che ha fatto il giro dei giornali e dei siti di tutto il mondo. Una storia nella quale l'unica cosa che non c'entra proprio nulla è la privacy.

Berlusconi è infatti l'uomo che ha unito pubblico e privato fino a confonderli, con la sua biografia trasformata in programma elettorale per gli italiani e spedita nelle case di 50 milioni di elettori all'inizio della sua avventura politica: mentre oggi, quindici anni dopo, continua a vendere sul rotocalco di famiglia gli ex voto elettorali della sua infanzia aureolati nella patina reale del fotoromanzo, con l'immagine adolescente della Prima Comunione poche pagine prima del brindisi anziano di Casoria.

Le domande di "Repubblica" volevano appunto bucare questa nuvola nazional-popolare dove si sta cercando di trasportare nottetempo il caso Berlusconi, lontano dalla responsabilità istituzionale e politica di dire il vero agli italiani. Nascevano semplicemente, come abbiamo detto a Palazzo Chigi proponendo un confronto diretto col Premier, dalla constatazione che a due settimane dall'inizio della vicenda troppe cose rimanevano da spiegare, anche perché nessuna vera richiesta di chiarimento era stata rivolta al Cavaliere, e la sede televisiva del "rendiconto" - quella del suo personale notaio a "Porta a Porta" - si era in realtà rivelata la sede di un lungo monologo: per accusare la moglie ed esigerne le scuse, invece di rispondere alla sua denuncia (la politica che seleziona veline diventa "ciarpame senza pudore", "mio marito frequenta minorenni", "mio marito non sta bene, ho implorato coloro che gli stanno accanto di aiutarlo") rovesciando la realtà davanti agli italiani.

Questa mancanza di chiarezza e di confronto, con domande precise e risposte nette, ha ingarbugliato le cose. Tra il racconto del Premier e i racconti degli altri protagonisti di questa vicenda si sono allargate incongruenze evidenti, pubbliche, inseguite da spiegazioni postume che aprivano nuovi fronti controversi e dunque suscitavano altre domande. In tutto il mondo civile, dove esiste una pubblica opinione e la funzione autonoma della stampa, le contraddizioni del potere e la mancanza di chiarezza sono lo spazio naturale del giornalismo, del suo lavoro d'inchiesta, del suo sforzo documentale e infine delle sue domande.

Questo abbiamo provato a fare, senza dare giudizi e senza una tesi finale da dimostrare. Ci interessa il percorso tra le contraddizioni di un uomo pubblico in una vicenda pubblica, mettendo a confronto versioni e racconti che vanno tra loro in dissonanza, per domandare infine al protagonista di spiegare perché, proponendo la sua verità dei fatti.

Oggi dobbiamo prendere atto che il Presidente del Consiglio, invece di rispondere alle domande, scappa dalle vere questioni aperte che chiamano in causa la sua credibilità, e lo fa insultando, cioè cercando di parlar d'altro. "Invidia e odio", a suo parere, sono i motivi della "campagna denigratoria che "Repubblica" e il suo editore stanno conducendo da giorni" contro il Presidente. Che c'entra l'editore con l'inchiesta di un giornale? Non esistono scelte autonome da parte di un quotidiano nella cultura proprietaria del Premier? Cosa bisogna dunque pensare delle domande che proprio ieri il "Giornale" berlusconiano rivolgeva in prima pagina a Di Pietro? E soprattutto, cosa c'entrano con un'inchiesta giornalistica i sentimenti dell'odio e dell'invidia? Può il Cavaliere concepire, per una volta, che si possa indagare sui suoi atti e persino criticarli senza odiarlo, ma semplicemente giudicandolo? Può rassegnarsi a pensare che esiste ancora qualcuno, persino in questo Paese, che non lo invidia affatto, né a Roma né ad Arcore né a Casoria? Può infine ammettere che dieci domande non costituiscono una denigrazione, soprattutto se le si può spazzare via dal tavolo con la semplice forza della verità?

Il Cavaliere denuncia infine che "attacchi di così basso livello" giungano in prossimità del voto europeo: ma i tempi e soprattutto il livello di questa vicenda non li abbiamo scelti noi, nemmeno la location di Casoria, le luci delle fotografie festose e i comprimari, i monili, la favola bella dei genitori che si baciano in esclusiva per "Chi", la ragazza incolpevole di tutto ma soprattutto sicura che approderà negli show televisivi o in Parlamento, l'uno o l'altro intercambiabili, l'importante è sapere che "deciderà Papi". Non abbiamo deciso noi che tutto questo valesse prima la critica della Fondazione "Farefuturo" di Fini e poi lo strappo di un divorzio pubblico come l'offesa ricevuta, dunque politico come tutto ciò che accade al Cavaliere: da parte di una moglie che il grande rotocalco con cui si impagina oggi l'Italia dipinge come incapace di autonomia, fragile e sola, dunque preda di suggeritori mediatici e politici, unica spiegazione che ripristini la sacralità mistica del carisma intaccato dall'interno, quando una donna ha deciso (prima e unica, in un quindicennio) di rompere il cerchio magico dell'intangibilità sciamanica del Capo.

Per il Cavaliere, chi lo critica non può avere autonomia. Per lui, l'adesione è amore e fede, dunque la critica è tradimento e follia, le domande - non essendo contemplate e per la verità neppure molto praticate, nel conformismo del 2009 - diventano "odio e follia", in un discorso pubblico fatto di vibrazioni, dove tutto è emotivo.

Che cosa concludere? La storia che ha fatto il giro del mondo resta tutta da chiarire, perché il Presidente del Consiglio sa solo minacciare, ma non può spiegare. Dunque continueremo a fare domande, come fossimo in un Paese normale, per quei cittadini che chiedono di sapere perché vogliono capire, rifiutando di entrare nel grande fotoromanzo italiano che sta ingoiando quel che resta della politica.

(15 maggio 2009)

Il fazzoletto magico del leader

Dopo i ritocchi e la chirurgia estetica, Berlusconi e il trucco della cipria
La foto del premier che si dà il fondotinta svela un Cavaliere segreto

di FILIPPO CECCARELLI



In una politica che vive di finzioni ogni disfunzione è un dono meraviglioso. In un potere che si ammanta di veli, ben venga dunque il disvelamento del fazzoletto-doppio fondo o tampone cosmetico di contrabbando, quel mirabile ritrovato con cui Berlusconi si trucca in pubblico facendo finta di asciugarsi il sudore.

Di questo si deve essere grati alla fotoreporter di Ap Alessandra Tarantino che con occhio di lince e micidiale tempismo, aggirando le schermature prospettiche che normalmente preservano il presidentissimo Berlusconi da qualsiasi possibile agguato fotografico, ha consegnato agli annali visivi della vita pubblica italiana l'esistenza di questo suo oggetto unico e straordinario: pezzuola di cotone con disco-batuffolo e velcro adesivo. Per meglio figurare in tv.

Esito garantito: "In pubblico - ha scritto Franco Cordero - compare sotto varie cosmesi, artefatto dai capelli ai tacchi, mentre lo schermo dei meeting presenta un enchanteur, giovane, magro, sorridente".
Ecco, rispetto a quanto generalmente si definisce "immagine" - che si tratti di apparenza, rappresentazione o messa in scena è più o meno lo stesso - nel corso dell'ultimo quindicennio il berlusconismo si è rivelato una scienza quasi esatta e la più elevata arte "del far credere".

Dalla calza sulla telecamera in poi, una o due generazione di giornalisti politici, ormai, si sono comunque esercitati a consacrare, spesso anche esecrandolo, quel tecnologico armamentario di trucchi, finzioni, artifici, mascheramenti e camuffamenti, ingegni e marchingegni da palcoscenico che ha mutato il volto del potere - rendendolo uno strano miscuglio di risorse tecnologiche e riemersioni arcaiche agglutinato dall'ideologia della pubblicità.

Sugli sviluppi di questo processo esiste una vasta letteratura, e a tratti pure divertente, se si pensa che una volta Berlusconi prese la mano di un giornalista e se la passò sul volto per dimostrare in corpore vili l'assenza di cerone (quel giorno lì). Documentabili leggende, acclarata mitografia, inaudite professionalità. La domestica addetta a cancellare ogni traccia di fondo tinta dagli apparecchi telefonici di villa La Certosa. Il beauty-case con pennello e cipria scovato nei bagni del Quirinale qualche ora dopo l'incarico. La ritrosia di Fini, visibile anche al termine del congresso fondativo del Pdl, a scoccare baci sulle dense gote del Cavaliere.

Il potere infatti è strano, e non da ieri. Racconta lo storico greco Senofonte che Ciro il Grande (morto nel 529 a. C.) "incoraggiò il trucco degli occhi per renderli più belli e l'uso dei cosmetici per far apparire la complessione più fine". Raccomandava anche, molto berlusconiamente, di non soffiarsi il naso in pubblico, né sputare per terra, né agitarsi troppo. Anche in mancanza di telecamere, il re doveva starsene fermo, mantenendo il contegno di chi "nulla poteva sorprendere".

Più o meno a questo scopo, coadiuvato dall'ottimo Gasparotti e da tutta una squadra di specialisti, il sistema di potere del Cavaliere si alimenta di sopralluoghi, distanze ottimali, altezze di sicurezza, sfondi predeterminati, inquadrature di favore (troppo grandi le orecchie, meglio dall'altra parte), arredi e ornamenti di vario genere. C'è un intero furgone, lanciato come in una fiaba sulla via della macchina illusionistico-persuasiva del presidente, un deposito mobile di lampade, pannelli, podietti, pedane, drappi, cuscini a maggior gloria del sovrano. Dai ritocchi grafici alla chirurgia estetica cui si è forse più di una volta sottoposto il leader a vita del Popolo della libertà, il moccichino imbottito di "terra di Siena" è una scintilla che rischia di accendere l'immaginario, ma proprio perché non doveva essere svelato.

In fondo ci si accontenta di poco. Gli arcana imperii, i più riposti segreti del comando cessano di esserlo se strombazzati ai quattro venti. Nell'era del visivo, va da sé, una foto, o peggio una sequenza o una galleria fotografica hanno il potere di mettere fuori gioco qualsiasi divinità protettrice del trucco o dell'inganno ottico, qualunque sublime e invincibile Trickster, perché la vita e realtà sanno anche prendersi gioco della vanagloria e dello spettacolo.

Da questo punto di vista è interessante notare come con una certa frequenza - e nel vuoto palese dell'opposizione - Berlusconi abbia la tendenza a farsi male da solo: come se avesse al suo interno l'antidoto, o qualche misterioso dispositivo vagamente auto-distruttivo. Di disvelamento in disvelamento, colpiscono certe sue evidenti e incomprensibili imprudenze. Pure al netto della rivendicata "visionaria follia", da qualche tempo sull'orizzonte del Cavaliere si scorgono e al tempo stesso si allineano frequentazioni arrischiate, strambe festevolezze, curiosi bigliettini, telefonate poi designate come "oniriche". E a parte tele Marzullo, il sogno ha parecchio a che fare sia con il potere che con i flussi della comunicazione. Al giorno d'oggi chi è costretto a confondersi con i mondi vitali dello spettacolo e delle merci, infatti, vince. Ma domani potrebbe inevitabilmente ritrovarsi nella condizione di un prodotto destinato all'oblio e alla consumazione.
Tutto questo sembrerà molto lontano dal fazzoletto per truccarsi di nascosto. Ma certe volte di fronte a una visibile sorpresa è anche difficile, oltre che noioso, far finta di nulla.

(23 maggio 2009)
La Repubblica

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Viene da domandarsi cosa abbia ancora di "originale" nel suo aspetto.

domenica 24 maggio 2009

Aveva ragione sua moglie, sta veramente male

21 Maggio 2009



Questa volta il Sultano ha veramente superato i limiti della decenza. Definire il parlamento un'assemblea pletorica assolutamente inutile e controproducente è un attacco senza precedenti alla democrazia del nostro Paese.

Ma Berlusconi oggi ha fatto di più, attaccando contemporaneamente due poteri dello Stato su tre e salvando, ovviamente, solo quello che lui indegnamente rappresenta: il potere esecutivo. Oltre alle assurde critiche al Parlamento, all'assemblea di Confindustria il premier ha anche detto che la giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. Ha ragione sua moglie a preoccuparsi: quest'uomo sta veramente molto male.

In realtà, però, il vero problema è che ogni volta che il premier sferra attacchi così violenti lo fa per deviare gli interessi dei media da altri argomenti. Oggi quello più rilevante era l'assemblea annuale di Confindustria e la relazione della sua presidente, Emma Marcegaglia. Proprio dal palco di Confindustria la Marcegaglia si è rivolta a Berlusconi chiedendogli riforme per superare la crisi economica. Sono bastati pochi minuti e, dallo stesso palco, il presidente del Consiglio invece di rispondere alle legittime richieste degli industriali, preoccupati per il destino delle proprie aziende, ha sferrato l'attacco a Parlamento e Magistratura per nascondere la carenza delle risposte da dare al paese.

Un esempio: l'home page del sito di Repubblica, prima dell'intervento del premier all'assemblea degli industriali, aveva come titolo di apertura: "Marcegaglia chiede riforme al governo". Nel momento in cui scriviamo invece la richiesta di Confindustria è finita nel sottotitolo della seconda notizia mentre i primi due titoli sono sullo scontro tra Fini e Berlusconi sul ruolo del Parlamento e sull'ennesimo attacco alla magistratura. La seconda notizia, invece, dà conto della reazione irritata della stessa Marcegaglia che Berlusconi ha definito una "starlette".
Insomma, lui punta tutto sullo scontro o sul gossip, i problemi e le domande dei cittadini e delle istituzioni passano in secondo piano. Quest'uomo sta veramente male e, finché avrà lo scettro del comando, il Paese starà ancora peggio.

venerdì 22 maggio 2009

Vaticano SpA

Speciale Elezioni Europee 2009

Archivio per la categoria 'Diari elettorali'

Berlusconi contro la giustizia, De Magistris: è emergenza democratica

Postato in Diari elettorali, Luigi De Magistris il 21 maggio, 2009

di Luigi De Magistris (candidato indipendente per l’Italia dei valori)

de_magistris_21_05_09

Nomine Rai, ennesimo insulto all’indipendenza dell’informazione

Postato in Carlo Vulpio, Diari elettorali il 21 maggio, 2009

di Carlo Vulpio (candidato indipendente per l’Italia dei valori)



vulpio_21_05_09

Contro la scienza la chiesa non teme il ridicolo

Postato in Carlo Flamigni, Diari elettorali il 21 maggio, 2009

di Carlo Flamigni (candidato per Sinistra e Libertà)

Continuo i miei giri elettorali sempre per Sinistra e Libertà, non trovo proprio ragioni per cambiare bandiera, anche se mi rendo conto che la trasmigrazione politica è diventata una sorta di sport nazionale: un giorno vi racconterò una storia romagnola sui voltagabbana, romagnola e divertente. Ho aggiunto ai miei soliti discorsi qualche considerazione in più sul “raziocinio debole”, quello che distingue la chiesa cattolica di oggi. Leggi il resto del post »

A Torino prove generali di repressione

Postato in Diari elettorali, Gianni Vattimo il 20 maggio, 2009

di Gianni Vattimo (candidato per l’Italia dei valori)

Sto forse partecipando a una nuova, piccola, guerra di Spagna, quella dove si collaudarono le armi per la seconda guerra mondiale? La manifestazione studentesca di Torino del 19 maggio, che alla fine ha visto due fermi e – forse con un po’ di esagerazione – venti agenti di polizia feriti, a quanto pare non gravi – non sarà un banco di prova per mettere a punto tecniche di repressione della guerriglia urbana di cui il governo sente di aver bisogno nel futuro prossimo?

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Laicità, una parola da difendere

Postato in Carlo Flamigni, Diari elettorali il 20 maggio, 2009

di Carlo Flamigni (candidato per Sinistra e Libertà)

Ieri sera, a Forlì, ho concluso i “5 martedì laici”, parlando del diritto di essere laici; c’era, abbastanza sorprendente, l’aula piena di gente che aveva voglia di intervenire e discutere, tutto sommato i “5 martedì” sono andati bene. Leggi il resto del post »

La sinistra riconquisti il mondo del lavoro

Postato in Ciro Argentino, Diari elettorali il 19 maggio, 2009

di Ciro Argentino (candidato per la lista Rifondazione Comunisti Italiani)

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A Londra per spiegare lo scandalo del caso Italia

Postato in Carlo Vulpio, Diari elettorali il 19 maggio, 2009

di Carlo Vulpio (candidato indipendente per l’Italia dei valori)

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La sentenza Mills dimostra l’inaudita gravità del lodo Alfano

Postato in Diari elettorali, Luigi De Magistris il 19 maggio, 2009

di Luigi De Magistris (candidato indipendente per l’Italia dei valori)

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Di Pietro, la sinistra e la Costituzione

Postato in Diari elettorali, Gianni Vattimo il 19 maggio, 2009

di Gianni Vattimo (candidato per l’Italia dei valori)

Ma Di Pietro sta davvero a sinistra? Ha risposto lui stesso nel dibattito con Bertinotti al Salone del Libro: se la sinistra non c’è – e sarebbe difficile dire il contrario – io ci sono. Incontro studenti e colleghi da sempre schierati dalla parte dei diritti, del lavoro, della solidarietà sociale, e devo rispondere alle loro critiche: ti sei messo con un ex poliziotto (ma poliziotto, cafone meridionale immigrato al Nord vestendo la divisa, era anche mio padre!), con un magistrato forcaiolo… Leggi il resto del post »

In Europa per i diritti civili e la legalità

Postato in Diari elettorali, Mina Welby il 19 maggio, 2009

di Mina Welby (candidata per la lista Emma Bonino Marco Pannella)

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

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Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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